KALEIDOSCOPE

30 giugno – 09 luglio 2021

Solo Show

Rocca Malatestiana Fano (PU) Italy

curated by Chiara Gatti

finissage with Umberto Galimberti

Rocca Malatestiana Fano (PU) 30 giugno – 09 luglio 2021

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Comporre scomponendo. Costruire separando. Come diceva Georges Bataille anche la “non forma” è una forma. Nella sua celebre definizione dell’informe come «alterazione della forma stessa e non negazione di essa», il grande antropologo francese parlava infatti espressamente di uno stravolgimento delle cose, di «una messa in moto» dei corpi e dei volumi, in grado di generare fratture, schegge, vortici, nuclei disgregati e particelle in orbita. Un arcipelago di segni destinati tuttavia a ricomporsi, perché legati fra loro da una attrazione magnetica o da una forza gravitazionale capace di rimettere ordine nel caos.

Questo spiega bene le origini dei Kaleidoscope di Sara Forte, l’effetto dinamico delle sue mappe celesti scompaginate dal passaggio di un vento cosmico, dall’onda di una stella cadente, da un soffio astrale o qualsivoglia interferenza che ne ha causato la modificazione producendone un nuovo, inatteso, sorprendente assetto. Sara Forte vaglia così la trasformazione che la materia subisce nella forma, ma senza che ne venga intaccata la sua natura. Cambiano allora le costellazioni. Cambiano le rotte. Cambiano i satelliti. Ma l’energia e l’armonia dell’insieme restano le stesse. E si conservano le medesime ancestrali, primordiali condizioni di equilibrio che regolano la sua galassia geometrica, le sue proto-strutture, le masse rarefatte e le proporzioni euclidee.

Ma come rappresentare l’alito del creato e le leggi di un eterno bilanciamento nello spazio circoscritto di un quadro? Come delimitare l’infinito in cornice con tutte le sue possibili soluzioni combinatorie? Sara Forte sceglie una metafora feriale, quotidiana e ludica; la trasposizione meccanica e giocosa del caleidoscopio per sintetizzare il passaggio dall’immensamente grande al piccolissimo. Nella visuale miniaturizzata di un universo in scatola, nella prospettiva minimale di un cosmo sintetizzato in un cilindro e di una eufonia celeste in un frattale, Sara Forte rievoca ogni dinamica siderale nell’orchestrasi libero e imprevisto di colori e specchi. Stupisce la grazia che disciplina ogni movimento casuale, la bellezza dell’imponderabile e l’eleganza del frammento.

Nel riverbero delle immagini, nella simmetria speculare delle riflessioni, l’artista concentra la sua indagine sulla forma e sulla “non-forma” alla Bataille. La moltiplicazione delle permutazioni in un insieme finito di elementi – come nell’analisi algebrica – fa della sua pittura una lente destinata a scrutare i meccanismi infinitesimali di un moto indotto dalla rotazione, le variabili imprevedibili di un big bang sotto vetro. Affascinata, sin dalle sue opere precedenti, fatte coi dischi di silicio applicati su tavola, dai segreti della rifrazione, dalle possibilità di visione multipla esaltata da una superficie specchiante, Sara Forte affida al colore denso, saturo e alla pittura stessa, l’esplorazione di una dimensione spaziale dove convivono il microscopico e l’immenso, la cellula e il firmamento.

Luoghi diametralmente opposti ma retti da simili logiche organiche. Sara Forte consegna così ai nostri occhi, alla visione e alla perlustrazione, un viaggio nella profondità della materia, lavorando altresì su un tema caro alle neo avanguardie del Novecento: quello della percezione.
La stessa idea del movimento ricorda da vicino quello che disse Gianni Colombo nel febbraio del 1960 davanti ai dislivelli dei suoi “quadri-oggetto”. «Penso che solo nella variazione un oggetto mostri il suo aspetto e ponga in evidenza il suo carattere uscendo dall’uniformità dello spazio da cui è circondato». Sara Forte non opera tuttavia sulla sintassi programmatica, o cinetica, ma cristallizza nella pittura il «turbarsi dell’uniformità». Nello sguardo dello spettatore la percezione del mutamento è evocata proprio dallo scomporsi e ricomporsi delle forme, dall’emergere dei livelli, dai rilievi e dagli affondi, dalle opacità e dai bagliori. I suoi Kaleidoscope sono come le navicelle che le agenzie spaziali di mezzo mondo hanno costruito negli ultimi anni per convogliare le radiazioni cosmiche, dove i cristalli di germanio misurano le alterazione di temperatura di pochi miliardesimi di grado. La pittura di Sara Forte, con altrettanti cristalli scheggiati dal colore e dal silicio, compone un astrolabio, una carta dell’universo che, nella sintesi geometrica del caleidoscopio, si custodisce nel palmo di una mano.

ENG

Compose by decomposing. Building by separating. As Georges Bataille said, “non-form” is also a form. In his famous definition of the shapeless as “alteration of the form itself and not a negation of it”, the great French anthropologist, spoke expressly of distortion of things, of “a setting in motion” of bodies and volumes, capable of generating fractures, splinters, vortices, disintegrated nuclei and particles in orbit. An archipelago of signs, however, destined to recompose, because they are linked together by a magnetic attraction or a gravitational force capable of restoring order in the chaos.
This well explains the origins of Sara Forte’s Kaleidoscope, the dynamic effect of her celestial maps disrupted by the passage of a cosmic wind, by the wave of a shooting star, by an astral breath, or any interference that caused the modification producing a new, unexpected, surprising set-up. Sara Forte thus assesses the transformation that matter undergoes in form, but without its nature being affected. Then the constellations change. The routes change. The satellites change. But the energy and harmony of the whole remain the same. And the same ancestral, primordial conditions of equilibrium that regulate its geometric galaxy, its proto-structures, the rarefied masses, and the Euclidean proportions are preserved.


But how to represent the breadth of creation and the laws of an eternal balance in the limited space of a painting? How to delimit the infinity in a frame with all its possible combinatorial solutions? Sara Forte chooses a working, daily and playful metaphor; the mechanical and playful transposition of the kaleidoscope to synthesize the passage from the immensely large to the very small. In the miniaturized view of a universe in a box, in the minimal perspective of a cosmos synthesized in a cylinder and a celestial euphony in a fractal, Sara Forte evokes every sidereal dynamic in the free and unexpected orchestration of colors and mirrors. The grace that disciplines every casual movement, the beauty of the imponderable, and the elegance of the fragment amaze.
In the reverberation of the images, in the specular symmetry of the reflections, the artist focuses his investigation on form and the “non-form” a la Bataille. The multiplication of permutations in a finite set of elements – as in algebraic analysis – makes his painting a lens destined to scrutinize the infinitesimal mechanisms of a motion induced by rotation, the unpredictable variables of a big bang under glass. Fascinated, since her previous works, made with silicon discs applied to the table, by the secrets of refraction, by the possibilities of multiple vision enhanced by a mirrored surface, Sara Forte entrusts the exploration of a spatial dimension where the microscopic and the immense, the cell and the firmament coexist.

Places opposed but governed by similar organic logics. Sara Forte thus delivers to our eyes, to vision and exploration, a journey into the depth of the matter, also working on a theme dear to the new avant-gardes of the twentieth century: that of perception. The very idea of ​​the movement closely resembles what Gianni Colombo said in February 1960 in the face of the unevenness of his “paintings-objects”. “I think that only in the variation does an object show its appearance and highlight its character by emerging from the uniformity of the space it is surrounded by”. Sara Forte, however, does not work on programmatic or kinetic syntax, but she crystallizes the “disturbance of uniformity” in painting. In the viewer’s gaze, the perception of change is evoked precisely by the decomposition and reassembly of forms, by the emergence of levels, by reliefs and sinks, by opacities and gleams. Her Kaleidoscopes are like the spacecraft that space agencies around the world have built in recent years to convey cosmic radiation, where germanium crystals measure temperature changes of a few billionths of a degree. Sara Forte’s painting, with as many crystals chipped by color and silicon, composes an astrolabe, a map of the universe which, in the geometric synthesis of the kaleidoscope, is kept in the palm of a hand

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